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JOHN MC ENROE - L'IMPERO DELLA PERFEZIONE

JOHN MC ENROE - L’IMPERO DELLA PERFEZIONE

RIFLESSIONI SUL 'GESTO' DEL TENNISTA. UN PERCORSO COMPLESSO CHE CI RIPORTA INDIETRO NEL TEMPO.

L’impero della perfezione , del regista francese Julien Faraut, è un’immersione nel Roland Garros del 1984 con il numero uno del mondo John McEnroe che rivela i ‘problemi di convivenza’ tra un campione perfezionista e gli arbitri perfettibili, un pubblico desideroso di spettacolo e una troupe cinematografica che ha deciso di catturare ogni mossa dell’irascibile tennista.

In occasione degli Internazionali d’Italia 2019, il documentario, presentato alla Berlinale racconta il mitico campione di tennis John McEnroe, ex ragazzo prodigio  successivamente noto alle cronache non solo per il talento ma anche per il caratteraccio e una vita privata movimentata. McEnroe è già stato protagonista di film e documentari, ma mai in modo così avvincente come in questo film, che vanta materiali di repertorio ed elementi di psicologia e di teoria del cinema, accompagnati dalla voce di Mathieu Amalric, con la premessa godardiana “Il cinema mente, lo sport no”

L’impero della perfezione  ci mostra quanto il temperamento di McEnroe fosse strettamente legato al suo stile di gioco. Non sarebbe esistito l’uno senza l’altro. McEnroe giocava sul filo dei sensi, e viene naturale immaginarselo come una corda pronta a vibrare a qualsiasi stimolo ambientale. Emerge una grande fatica, un grande sforzo, e soprattutto una grande fragilità. Questo era l’unico modo per McEnroe di giocare a tennis, ed esprimere sé stesso come essere umano nei suoi lati più oscuri e più luminosi. Da questa fragilità nasceva il tennis miracoloso di McEnroe.

Nel 1984 John McEnroe non è riuscito a concludere una stagione perfetta: giocherà 85 partite, ne perderà 3, ma una di queste – la sconfitta contro Ivan Lendl in finale del Roland Garros – rimarrà la più dolorosa della sua vita. Lendl è stato per molti aspetti la nemesi di McEnroe, persino più di Borg, per la freddezza calcolatrice del suo tennis, ottenuta apparentemente senza sforzi. McEnroe perderà la partita dopo essere stato in vantaggio di due set a zero, andando davvero vicino alla perfezione del suo tennis, per poi sciogliersi all’improvviso, come se il complicato equilibrio tra la sua interiorità e il mondo esterno si fosse per la prima volta spezzato: «Tutto all’improvviso è diventato una distrazione».

Un crollo spettacolare che ancora oggi perseguita McEnroe: «La scena di Lendl festante a fine partita mi torna come un incubo anche ad anni di distanza. Mi sveglia ogni anno quando sono a Parigi a commentare il Roland Garros – almeno una volta, più spesso due».

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